Ottobre 2003 - n. 3


In Copertina

E' successo in parrocchia: Il pellegrinaggio a Lourdes

L'angolo della Parola: "Beati i puri di cuore perchè vedranno Dio"

L'intervista: Il nuovo anno pastorale (intervista al vescovo Mons. Pietro Bottaccioli)

Il Consiglio Pastorale dal di dentro

Cristiano, dì qualcosa di Chiesa: Il vero simbolo della pace

Tour in Chiesa: Il Battesimo di Sant'Agostino

Il Consiglio Pastorale Parrocchiale, luogo di comunione e corresponsabilità

Il Consiglio Pastorale Parrocchiale

Gli SMS della fede


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In Copertina 

di Padre Giustino - parroco

Carissimi fratelli e sorelle che abitate nella nostra parrocchia, per la terza volta vi giunge il giornalino parrocchiale "La Buona Notizia". Grazie per l'attenzione, i complimenti, i suggerimenti che finora ci avete dato. La vita della parrocchia non si è mai fermata, neanche durante le vacanze estive, ma con settembre-ottobre riprendono con vigore tutte le iniziative di catechesi, di preghiera, di carità a servizio dei ragazzi e dei giovani, degli anziani e degli adulti, delle famiglie e dei singoli. Vi chiedo di porre particolare attenzione all'elezione del nuovo consiglio pastorale parrocchiale, fissata per il 18-19 ottobre, proprio nella domenica in cui verrà proclamata beata Madre Teresa di Calcutta. Alcuni membri del consiglio pastorale saranno scelti da tutti i parrocchiani, mentre altri saranno rappresentanti dei vari gruppi che operano in parrocchia ed altri verranno scelti dal parroco. Il fine è far crescere la carità e il bene in noi e intorno a noi, rendendo la comunità parrocchiale ricca di santità, servizio, comunione, impegnata a vivere il Vangelo. E allora tutti al lavoro. 


 

   

E' successo in parrocchia 

Il pellegrinaggio a Lourdes

di Luigi Girlanda

Un gruppo di quarantasei parrocchiani ha vissuto un'esperienza profonda e indimenticabile partecipando al pellegrinaggio in aereo a Lourdes svoltosi dall'8 all'11 settembre. La visita al luogo dove, dall'11 febbraio al 16 luglio 1858, la Santa Vergine è apparsa a Bernadette Soubirous, ha lasciato nel cuore dei partecipanti un segno indelebile. I momenti salienti del pellegrinaggio sono stati, oltre le varie visite alla grotta delle apparizioni (Massabielle nel linguaggio del posto): l'adorazione eucaristica alla Tenda del Santissimo Sacramento presso le sponde del fiume Gave; la visita ai luoghi di Bernadette (l'umile cachot dove abitava nel periodo delle apparizioni, il mulino di Boly dove risiedeva la famiglia Soubirous alla nascita di Bernadette, il fonte battesimale dove fu battezzata e dove, ancora oggi, vengono battezzati tutti i bambini di Lourdes); la toccante fiaccolata notturna presso il Santuario, che coinvolge ogni sera oltre quarantamila persone nella recita del santo rosario; la benedizione eucaristica dei malati. Il momento più dolce è stato invece la visita notturna alla grotta di Massabielle, che ha permesso ad un piccolo gruppo di parrocchiani di pregare in piena solitudine nel luogo più frequentato del mondo. In effetti, Lourdes accoglie ogni anno circa sei milioni di pellegrini. Per rendersi conto di cosa rappresenti questa cifra, basta pensare al fatto che La Mecca, città santa dell'Islam che il Corano obbliga a visitare almeno una volta nella vita, non supera di molto i tre milioni di pellegrini all'anno. Lourdes, senza nessun obbligo, riesce a "doppiare" persino La Mecca. E questa non è l'unica provocazione di questo luogo mariano per eccellenza. A Lourdes, Maria ha implicitamente affermato che la religione vera è quella cattolica. In effetti, Lourdes ci testimonia che Dio esiste, che è il Dio dei cristiani (tanto è vero che è apparsa la mamma di Gesù) e, infine, scandalo nello scandalo, che tra i cristiani sono i cattolici ad avere, per così dire, "ragione fino in fondo" nelle verità di fede. Già, Maria a Lourdes si è presentata come l'Immacolata Concezione ("que soy era Immaculada Councepciou" disse in dialetto alla piccola Bernadette), a confermare cioè il dogma proclamato da quel grande pontefice, finalmente salito agli onori degli altari, che fu Pio IX. Solo i cattolici credono che Maria è stata concepita senza peccato originale e Maria ci conferma che solo loro, per grazia di Dio ovviamente, sono illuminati su di lei fino a questo punto.

 


 

   

L'angolo della Parola 

"Beati i puri di cuore perchè vedranno Dio"

di Roberta Albo

Sono convinta che il mondo oggi ha bisogno di recuperare il valore e il significato della purezza. Essere puri è, per me, guardare le cose e le persone con lo sguardo di Dio nella loro bellezza originaria, così come Dio le ha create. La purezza è un tesoro prezioso da custodire con tutte le nostre forze. I nostri figli e i nostri giovani hanno bisogno di sentirselo dire, per imparare ad amarla e custodirla. I puri di cuore vedranno Dio! Non è poco! Alla purezza del cuore si arriva in vari modi. C'è una purezza degli occhi, oggi davvero difficile da conservare. Non possiamo però permettere a certe immagini di raggiungere i nostri occhi; ce ne rendiamo conto? C'è una purezza delle parole: quante parole stupide e sciocche escono dalla nostra bocca, quante malizie spesso nei nostri discorsi, anche davanti ai nostri figli (come se fosse una cosa normale). San Paolo ci esorta a far uscire dalla nostra bocca solo parole che servono all'edificazione vicendevole. C'è una purezza dei gesti: a partire dal modo di vestire fino al comportamento da tenere in varie situazioni. Il cristiano sa che il suo corpo è tempio dello Spirito Santo e che non può, perciò, essere usato per attirare sguardi o per suscitare pensieri peccaminosi o dar adito a malizie. A questo riguardo la moda non ci aiuta di certo. Bisogna avere il coraggio di rifiutare un certo abbigliamento: pantaloni con vita troppo bassa, magliette che lasciano la pancia scoperta (o che sono così corte che piegandosi si può vedere la biancheria), trasparenze e scollature eccessive, sembrano oggi cose normali, forse anche a tante ragazze che amano Dio e desiderano vivere una vita santa. Fin da piccole le bambine vanno invece aiutate a capire che non tutto è lecito, o meglio, come dice san Paolo, "tutto è lecito, ma non tutto giova". Il corpo non è una bellezza da mostrare per suscitare piacere! Pensando alla purezza nei comportamenti mi vengono in mente tanti balli oggi di moda. C'è ancora un genitore che si scandalizza nel vedere certe cose o si vergogna di farle lui stesso davanti ai figli? Sanno i nostri giovani che questo è sbagliato? Lo sentono dire da qualcuno, visto che anche nelle parrocchie spesso non viene suscitato il minimo dubbio? Anche alcuni comportamenti di fidanzati, anche ragazzine che non hanno nessuna difficoltà ad assumere certe posizioni nel baciarsi, nello stare insieme, come se fosse normale, fanno pensare che dobbiamo davvero recuperare il senso del peccato. Non per opprimere, ma perché anche i nostri giovani possano godere di questa beatitudine: beati i puri di cuore perché vedranno Dio. La castità è possibile, ma prima ancora è possibile e necessario essere puri e mantenersi puri in un mondo che vuole farci credere che quello che ci piace è giusto. Il peccato è prendere le cose belle di Dio e usarle a modo nostro, imbruttendole e trasformandole in male per noi e per gli altri. Beati vuol dire felici: quanti giovani invece hanno visi spenti, tristezza profonda ("salario del peccato è la morte, ma il dono di Dio è la vita eterna in Cristo Gesù nostro Signore" dice san Paolo nella Lettera ai Romani). Un'ultima cosa voglio dire: conservare la purezza non ha solo una caratterizzazione negativa: non guardare, non fare, non pensare, ecc., ma anche positiva. E' importante nutrire la nostra mente, il nostro cuore, i nostri occhi della bellezza di Dio; cercare con sollecitudine immagini belle, persone che ci parlano di Dio con le parole e con i fatti; leggere la Parola di Dio e quanto ci può ad essa avvicinare sapendo che… i puri di cuore vedranno Dio.


 

   

L'intervista 

Il nuovo anno pastorale

intervista al vescovo
Mons. Pietro Bottaccioli

Quali sono le indicazioni e i progetti più importanti per la vita delle nostre comunità nel nuovo anno pastorale?
L'Assemblea diocesana di quest'anno ci presenta non tanto un progetto particolare quanto una revisione di fondo di tutto il nostro impianto educativo alla fede, riproponendoci la categoria della "iniziazione cristiana" di cui il "catecumenato" appare come il modello. Si tratta di una vera e propria conversione pastorale nel modo di trasmettere la fede alle future generazioni e di risvegliarla nell'età adulta. E' il tema di fondo perché le nostre parrocchie generino ancora nuovi cristiani. Nella diffusa perdita della identità cristiana si tratta di coglierne l'urgenza e di avviarne con pazienza e fiducia gli itinerari; un anno, quello che ci sta davanti, di vero laboratorio pastorale in ascolto della situazione, con attenzione alle esperienze in atto nella Chiesa in Italia.
Quali suggerimenti vuole dare al Consiglio Pastorale della nostra parrocchia che sta per essere rinnovato?
Il Consiglio pastorale parrocchiale insieme al Parroco dovrebbe costituire il gruppo degli speciali operatori del cantiere aperto di cui ho sopra parlato. Il che esige una seria preparazione che richiede una grande apertura di mente e di cuore insieme a una viva fede nell'azione dello Spirito Santo.
Da dove cominciare nell'avviare veri itinerari di fede?
Si può cominciare dai genitori che chiedono i sacramenti per i loro figli, a cominciare dal Battesimo. La famiglia cristiana è la prima responsabile della educazione alla fede. Dove viene meno questo compito della famiglia si rischia di fare una catechesi non supportata dalla testimonianza e dalla verifica quotidiana e di non lasciare nessuna traccia. Ci sono però famiglie che maturano una maggiore consapevolezza del ministero coniugale. Perché non coinvolgerle nel cammino di fede dei propri figli con cammini particolari che naturalmente tengono conto delle loro esigenze di tempo, ecc.. Si può anche partire con un itinerario di fede dei fidanzati che si avvertono particolarmente sensibili alla celebrazione del sacramento del Matrimonio o dai giovani e dagli adulti che devono completare l'iniziazione cristiana con la Confermazione.
   


 

   
 

Il Consiglio Pastorale dal di dentro

di Luciana Meneghello

Con l'approssimarsi del rinnovo del Consiglio Pastorale Parrocchiale (CPP), vorrei proporre qualche breve riflessione utile forse per l'attività futura. Ho fatto parte di questo gruppo sin dagli inizi, da quando la parrocchia era retta da Padre Renato: molti come me hanno continuato a parteciparvi fino ad oggi e molti negli anni sono intervenuti per fare assieme un cammino di fede, di comunione e di responsabilizzazione con la Comunità Agostiniana e con la Chiesa Diocesana. Ricordo i numerosi incontri, soprattutto nella fase iniziale, per leggere l'esortazione del Papa "Christifideles laici" da cui trarre chiarimenti sul ruolo di noi laici all'interno della Chiesa; ricordo le discussioni fatte per darci uno Statuto, secondo le norme del Diritto Canonico; ricordo anche quanti sono stati in tutti i Consigli gli interrogativi e i dubbi circa il significato di questo gruppo, la sua funzionalità pratica e il rapporto con il parroco in merito alle decisioni e alle scelte da fare nella vita della Parrocchia.
Pur nella differenza di vedute, ogni membro del CPP ha sempre dimostrato un implicito sentimento di fiducia e di speranza affinchè tutto fosse fatto per il bene della Parrocchia, nella consapevolezza di partecipare responsabilmente alla missione evangelizzatrice della Chiesa. Ed è proprio con questo sentimento che anche io ho fatto questa esperienza di vivere la vita della Chiesa "dal di dentro", in maniera attiva e propositiva, venendo a contatto con le quotidiane difficoltà che derivano da un contesto sociale di secolarizzazione, in cui i valori religiosi non costituiscono più punto di riferimento per molta gente. In alcuni casi è serpeggiato un clima di sfiducia, che sembrava rendere incapaci di creatività e di ricerca di soluzioni diverse al problema della comunicazione della fede, ma forse proprio per questo ha contribuito alla maturazione culturale e spirituale. Credo che sia importante essere consapevoli della necessità di una conversione personale alla gratuità dell'annuncio, oggi sempre più gesto di carità e di testimonianza verso comunità con la quale abbiamo il desiderio di condividere quello che riteniamo essere il dono più grande della nostra vita: la fede che abbiamo ricevuto come dono e che dà speranza e pienezza alla nostra esistenza.

   


 

   
Cristiano, dì qualcosa di Chiesa

Il vero simbolo della pace

di Stefano Maria Rizzi

Qualcuno - e c'è chi lo ha manifestato anche su testate di ben altra rilevanza che non il nostro "foglietto" parrocchiale - si è risentito a proposito del mio scritto apparso sul numero di aprile circa la miopia e la partigianeria che denunciavo nei movimenti pacifisti. Ci tengo in proposito a rilevare tre cose:
ribadisco il concetto, che non è solo mio, ma proprio della gerarchia ecclesiale;
sottolineo che il giudizio espresso riguardava esplicitamente i movimenti pacifisti e non i singoli, in quanto ho molti amici cristiani veri che con autentico spirito di portatori di pace hanno preso parte a manifestazioni pacifiste;
ho scoperto che la cosiddetta bandiera della pace altro non è se non l'arcobaleno dai colori rovesciati disegnati da tale Gilbert Baker nel '78 quale simbolo richiesto dalla comunità gay di San Francisco come segno della ribellione dell'uomo a Dio.
Questo simbolo venne poi ripreso da un certo Maitreya che praticamente afferma di essere il nuovo Messia (l'anticristo), venuto ad instaurare un'era di pace a differenza dell'era di Gesù Cristo che sarebbe stata di guerra. Tutto ciò si ricollega al movimento o filosofia New Age che tanti danni sta arrecando al mondo attraverso i metodi più subdoli, e sull'argomento potete leggerne delle belle sulla rivista cattolica "Una voce grida".
Per farla breve molti cattolici non si sono accorti di essere stati usati da una parte per fini politici e dall'altra pubblicitari a favore di chi con ogni mezzo tenta di distruggere il cristianesimo.
Allora, Cristiani, cominciamo ad aprire gli occhi, a non lasciarci abbindolare dal primo che passa e ci propone di aderire a questo o quell'altro movimento, di votare questo o quell'altro politicante.
E la prossima volta che ci si richiede di partecipare ad una marcia, facciamolo con l'unico simbolo della pace che
riconosciamo come tale: la Croce di Cristo.


 

   
Tour in Chiesa 

Il Battesimo di Sant'Agostino

di Lamberto Padeletti

Continuando il nostro viaggio, facciamo tappa davanti ad un altro bel dipinto ubicato nella quarta cappella a destra per chi entra in chiesa e raffigurante un episodio famoso della vita di S. Agostino quale è stato il suo battesimo.
Si tratta di un olio su tela del 1594, attribuito a Felice Damiani, dove viene raffigurato, all'interno di una monumentale chiesa cinquecentesca gremita di folla che assiste all'evento, il vescovo di Milano S. Ambrogio nell'atto di battezzare Agostino il quale, inginocchiato di fronte a lui, è con la testa inclinato sopra una bacinella. 
In primo piano a sinistra è raffigurata una donna vista di profilo, tradizionalmente identificata con S. Monica, madre di S. Agostino; così come viene comunemente identificato con Adeodato, figlio di Agostino, il ragazzo posto in primo piano dinanzi a S. Ambrogio e, con Alipio, compagno fedele di Agostino, il catecumeno ritratto di spalle in basso a destra.
Questo dipinto ci ricorda la realtà di fede di un sacramento, necessario per la salvezza, che viene donato da Dio tramite la sua Chiesa a chi lo richiede.
Attraverso una liturgia semplice e breve, viene comunicata una realtà spirituale straordinaria che il catechismo degli adulti identifica come una seconda nascita (Catechismo degli Adulti n. 673).
Il versare l'acqua sopra la testa (per tre volte e pronunciare da parte del ministro della Chiesa la frase "io ti battezzo del nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo) conferisce, infatti, al battezzando la dignità di figlio di Dio unendolo per sempre a Cristo morto e risorto. 
Gli effetti del sacramento sono la liberazione dal peccato originale e la partecipazione alla vita divina della Trinità, rendendo, così, partecipe il battezzato della missione regale, profetica e sacerdotale del Messia. 


 

    
 

Il Consiglio Pastorale Parrocchiale, luogo di comunione e corresponsabilità

di Enrico Minelli 

"E' costituito nella parrocchia di Sant'Agostino il Consiglio Pastorale Parrocchiale a norma del Codice di Diritto Canonico. Esso si pone nella comunità parrocchiale come segno di comunione e strumento di crescita alla luce della Fede, della Speranza e della Carità. Il CPP è formato da cristiani che sono chiamati a vivere l'esperienza di fede e di comunione ecclesiale nella reciprocità dei carismi e dei ministeri, nella collaborazione e nel servizio". 
Così recita il primo articolo dello statuto del CPP: in queste poche righe è condensato tutto il significato e il programma del CPP che la nostra parrocchia si accinge a rinnovare. 
La dottrina conciliare ci presenta la Chiesa in due immagini fondamentali: come "corpo di Cristo" in cui non esistono membra morte o passive ma tutte sono partecipi della vita e dell'attività di tutto il corpo e in cui tutti i credenti ricevono unità, energia e vita dal rapporto di comunione col capo del corpo, Cristo; come "popolo di Dio", cioè insieme di persone che sono costituite in una unità derivante non da volontà o interessi umani, ma dal fatto di essere popolo costituito da Dio e convocato dalla sua Parola. Convocata, perciò, dalla Parola di Dio e alimentata dall'Eucaristia la Chiesa va vista come una comunità di credenti dove tutti in virtù del battesimo sono corresponsabili nei confronti della vita e della missione ecclesiale.
Da qui nasce il CPP, organo di comunione che esprime e realizza la corresponsabilità dei fedeli (siano essi presbiteri, diaconi, consacrati o laici) alla missione della Chiesa. Composto dai sacerdoti, dal diacono, dai rappresentanti dei vari gruppi pastorali parrocchiali, da membri eletti direttamente dalla comunità il CPP rappresenta l'intera comunità parrocchiale unita nella varietà dei suoi carismi e ministeri e manifesta la corresponsabilità di tutti i fedeli. Come recita il suddetto articolo dello statuto, i membri del CPP non sono chiamati solo a ricercare, proporre, verificare i programmi pastorali o a giungere, alla luce della Parola di Dio e dei segni dei tempi, a delle decisioni per il bene pastorale di tutta la comunità parrocchiale, ma soprattutto a vivere la fede e la comunione nella collaborazione e nel servizio. 
Far parte del CPP significa quindi essere presenti e attivi nella comunità ecclesiale e civile per poter cogliere le esigenze e le necessità del territorio tenendo sempre viva l'attenzione ai problemi dell'uomo e del mondo; ascoltare, dialogare, aspettare sono vocaboli che esprimono parzialmente lo spirito con cui è necessario accostarsi ad una vera esperienza di Chiesa; l'umiltà di essere poveri strumenti nelle mani del Signore è un altro atteggiamento indispensabile per lavorare bene e creare quell'affiatamento e quell'amicizia tra i membri che sono la base necessaria alla comunione.
E' necessario quindi capire bene cosa deve essere il CPP piuttosto che cosa deve fare; se il primo obiettivo viene centrato, il secondo viene da sé.
Chiudo questo mio contributo con un invito, un augurio e una preghiera: un invito agli operatori pastorali e a tutta la comunità parrocchiale perché sostengano sempre e partecipino al lavoro del CPP soprattutto nei momenti di minor entusiasmo; un augurio al nuovo CPP perché possa essere un luogo di comunione significativo e di stimolo a tutta la comunità; una preghiera perché lo Spirito Santo aiuti tutti i fedeli a mettere i gioco i propri talenti a vantaggio di tutta la comunità.


 

   

Il Consiglio Pastorale Parrocchiale

a cura della Redazione

Il 18 e 19 Ottobre 2003, la Parrocchia di S. Agostino di Gubbio, rinnoverà il Consiglio Pastorale Parrocchiale.
Tutti i 4600 cresimati residenti in parrocchia, e quindi anche i ragazzi e i giovani, potranno votare per eleggere 7 membri del Consiglio Pastorale Parrocchiale.

Le votazioni si svolgeranno presso i locali della Chiesa di S.Agostino secondo questo orario:
Sabato 18 Ottobre  -  dalle ore 15 alle ore 19.30
Domenica 19 Ottobre  -  dalle ore 9 alle ore 12.30 e dalle ore 17 alle ore 19.30
Candidati all'elezione (ogni votante potrà indicare 7 preferenze)
Barbetti Emma 51 anni impiegata
Cacciamani Fernando 46 anni impiegato
De Gennaro Gianluca 31 anni giornalista
Fiorini Mauro 57 anni imprenditore
Lepri Giuseppe 43 anni architetto
Meneghello Luciana 51 anni insegnante
Menichini Fabio 29 anni insegnante
Minelli Enrico 39 anni chimico
Monacelli Elisabetta 27 anni impiegata
Moriconi Ubaldo 72 anni pensionato
Nicchi Angela 34 anni impiegata
Palazzari Francesca 29 anni ragioniera
Piccotti Francesco 37 anni ragioniere
Pierotti Carlo 40 anni psichiatra
Piergentili Angelo 40 anni impiegato
Ponzo Rosa 44 anni insegnante
Rizzi Stefano Maria 42 anni impiegato
Rughi Rodolfo 38 anni programmatore

    


 

   

Gli SMS della fede

a cura di Fabio Vantaggi

Il demonio
ha paura
della gente allegra