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Luglio 2004 - n. 6 |
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In Copertina |
CERCARE DIO DURANTE LE VACANZE |
di Padre Giustino - parroco |
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Luglio-agosto è periodo di vacanze. Anche voi, forse, godete qualche giorno di riposo al mare, in montagna oppure semplicemente restando a casa. L'immagine di sant'Agostino, recentemente restaurata, che scopre nel suo cuore la presenza di Dio, Trinità di santità e di amore, è un invito a non dimenticarci di Lui durante le vacanze. Sarebbe triste se proprio in estate non trovassimo il tempo per la s. Messa, per la preghiera personale, per la lettura della Bibbia, per qualche giorno di esercizi spirituali. S. Agostino ci ricorda che il nostro cuore sarà sempre inquieto se non riposa in Dio Amore: Padre, Figlio e Spirito Santo. Vi invito ad usare le vostre vacanze per cercarlo e vi auguro di trovarlo. |
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Il Parroco risponde |
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Caro padre Giustino, mi piacerebbe a due anni dalla morte, pubblicare un mio ricordo di Pio Benedetti. La sento come una cosa doverosa, vista la familiarità avuta con lui per tanti anni, ma che finora non ero riuscita a fare, forse perché la sua morte non mi sembrava ancora vera. (Anna Biraschi) Cara Anna, sono molto contento di questa tua iniziativa, perché anch'io ho voluto bene a Pio e l'ho molto stimato. P. Giustino
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Caro Pio, due anni fa la tua scomparsa tragica ed improvvisa ci lasciò increduli e senza parola. Solo due giorni prima ti avevamo visto pieno di vita e di gioia col tuo figlio Andrea in occasione dei Ceri piccoli e ci avevi rivolto una delle tue solite battute scherzose. Qualche sera avanti, il 31 maggio, ti vedemmo raccolto in preghiera a San Girolamo dove avevi partecipato al pellegrinaggio per la chiusura del mese mariano. Sì, perché tu racchiudevi ed incarnavi le note più vere dell’eugubinità e dello spirito cristiano: la vivacità, l'arguzia, la solidarietà, la fede, la capacità di un contatto sempre vero e diretto con tutti, con i familiari e con i tuoi amici più cari come pure con l'extracomunitario che veniva al centro diocesano della Caritas e che forse vedevi per la prima volta. Potrei dilungarmi a raccontare tante cose, tanti momenti vissuti insieme, ma c'è un atteggiamento che li caratterizza tutti: la tua capacità di sdrammatizzare le cose, anche quelle più 'seriose', anzi proprio quelle più 'seriose', quando lo diventavano troppo. Nelle occasioni più importanti e solenni, fosse una riunione di partito o l'annuale assemblea diocesana, bastava scambiare con te uno sguardo per sorridere quando qualcuno si prendeva troppo sul serio: lo facevi non per uno spirito di superiorità o di superbia, ma con la consapevolezza profondamente umana e propria di chi ha conosciuto la sofferenza, che in fondo le cose su cui non si può sorridere nella vita sono veramente poche, forse una sola: la morte che ci lascia sempre sconcertati ed inermi. La nostra fede ci dice però che anche la morte non è per sempre e che ogni cosa vera che abbiamo compiuto e costruito continuerà a vivere in una dimensione più vera e più alta. Ricordo una sera d'inverno della fine degli anni sessanta (eravamo ancora liceali), quando in una stanza della parrocchia dove era il nostro ritrovo e dove celebravamo anche una Messa settimanale con padre Mario, leggemmo, durante la Messa, la lettura della resurrezione di Lazzaro. Della omelia dialogata che eravamo soliti fare, una nostra riflessione mi resta perché padre Mario l'aveva sottolineata con soddisfazione: la storia di Lazzaro e del pianto delle sue sorelle ci rassicura, anche se non vediamo subito la resurrezione, dell'affetto che Gesù ha per ciascuno di noi e ci dice con forza che la morte non è per sempre. Durante la tua Messa funebre leggemmo il Vangelo di Lazzaro e mi tornarono in mente le nostre riflessioni giovanili. Certo, ognuno di noi crescendo e maturando ha avuto esperienza più vicina e diretta della morte, ha dovuto, per così dire, “incarnare” ed interiorizzare le certezze del Vangelo; solo questo permette di continuare a vivere con serenità, con gioia e tanta speranza: quelle che i tuoi cari, Luciana, Francesca, Andrea, stanno dimostrando giorno per giorno perché tu, Pio, rimarrai sempre con loro e con noi e continuerai a farci sorridere. Grazie Pio per tutto quello che ci hai regalato e ci regali ancora e grazie al Signore che ci ha regalato te, anche se per un tempo umanamente troppo breve! Anna Biraschi |
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| L'angolo della Parola |
IL PECCATO CONTRO LO SPIRITO SANTO |
di Padre Benedetto Albertini |
| Gesù in una disputa con gli scribi e i farisei fa questa affermazione:
“In verità in verità vi dico: tutti i peccati saranno perdonati ai figli degli uomini e anche tutte le bestemmie che diranno; ma chi avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo non avrà perdono in eterno; sarà reo di colpa eterna"
(Mc
3,28-29). Cosa intende dire Gesù con questa affermazione dura e impressionante? La risposta è nelle pagine che precedono. Gesù annunzia che nella sua persona sono giunti i tempi della salvezza, il regno di Dio è ormai una realtà presente in mezzo agli uomini: “Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino: convertitevi e credete al Vangelo" (Mc 1,14). Compie molti miracoli e scaccia demoni. Nella mentalità del tempo non solo la cacciata dei demoni manifestava che in Gesù era presente e operante la potenza di Dio ma anche i miracoli, infatti le malattie erano ritenute effetto di forze demoniache sull'uomo. Di conseguenza una guarigione richiedeva la cacciata di queste forze demoniache. Pertanto i miracoli sono particolarmente eloquenti: essi attestano che Gesù pone fine al potere di satana e realizza la liberazione degli uomini non solo dai mali fisici ma soprattutto dal peccato. E' quindi in atto la salvezza definitiva, è presente in mezzo agli uomini colui che instaura il regno di Dio. Gli scribi e i farisei non solo negano che in Gesù si realizza il regno di Dio, ma di proposito razionalizzano e giustificano il loro rifiuto preconcetto: “Costui è posseduto da Beelzebùl e scaccia i demoni in nome del principe dei demoni" (Mc 3,22). Un rifiuto radicale, che non potendo negare l'evidenza dei fatti, li distorce nel loro significato fondamentale adducendoli come prova che in Gesù non opera la potenza di Dio bensì quella di satana. In conclusione, «la bestemmia contro lo Spirito Santo» è il rifiuto cosciente e sprezzante contro la verità e la grazia di Dio, ritorcendo contro di lui gli stessi segni della misericordia. E' la perversione dello spirito, la quale sceglie a occhi aperti di chiamare luce le tenebre. |
| Inchiesta |
I GIOVANI E LE VACANZE |
Inchiesta condotta da Flavio e Valerio Quondam Marco ed Elisabetta Farneti |
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Come vivi le vacanze?
Un commento all'inchiesta |
Nel numero precedente abbiamo parlato di quella meravigliosa verità cristiana che è la risurrezione dei morti. Collegato strettamente a
quest'aspetto della dottrina cattolica c'è un dogma riguardante Maria. Nel 1950, quel grande pontefice che fu Pio
XII, proclamò il dogma dell'assunzione in Cielo di Maria, in anima e corpo. Cosa significa? Maria, al termine della sua vita terrena, fu portata in Cielo non solo con la sua anima, come accade per ciascuno di noi, ma anche con il suo corpo. In lei, cioè, si è già realizzato pienamente quello che per ciascuno di noi avverrà al momento del ritorno di Gesù alla fine dei tempi. Il 15 agosto i cristiani non festeggiano il Ferragosto, festa pagana che non ha nulla a che fare con il cristianesimo, ma celebrano la solennità dell'Assunzione. Era giusto, spiega il Catechismo, che Maria, colei che ha condiviso come nessun altro la sofferenza e l'infamia della croce del Figlio, condividesse con lui anche la gloria del Paradiso, in anima e corpo. Nel Cielo, cioè nel luogo di Dio, abitano ormai due corpi umani: quello di Gesù e quello di Maria. I cristiani guardano a Maria come alla causa della loro gioia e speranza, proprio perché in lei si è già compiuta totalmente la speranza cristiana: quella di essere salvati da Dio interamente, in anima e corpo. Nel Magnificat Maria dice: “Grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente”. Possiamo davvero darle ragione e guardare a lei come la più perfetta realizzazione del progetto di salvezza che il Padre ha per ciascuno di noi.
Luigi Girlanda
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PELLEGRINAGGIO A FATIMA |
| Fatima (Portogallo) è la meta di un pellegrinaggio organizzato dalla parrocchia per l'11-15 settembre 2004. Lì nel 1917 sono avvenute 6 apparizioni della Madonna, dal 13 maggio al 13 ottobre, a tre bambini pastorelli: Giacinta e Francesco, proclamati beati nel 2000 da Giovanni Paolo II, e Lucia, tuttora vivente nel monastero di Coimbra. La Madre di Dio è apparsa a Fatima per ricordare a tutta l'umanità le verità essenziali della fede cristiana sull'esistenza dell'Inferno, del Purgatorio e del Paradiso; sua è la preghiera insegnata ai pastorelli: “O Gesù, perdona le nostre colpe; preservaci dal fuoco dell'inferno e porta in cielo tutte le anime, specialmente le più bisognose della tua misericordia”. Maria a Fatima, sulla scia del Vangelo e della Tradizione cattolica, ha insegnato il valore fondamentale della preghiera del Rosario, della penitenza e della conversione, per la salvezza propria ed altrui e per influenzare beneficamente le sorti dell’umanità verso un futuro di pace e di fraternità. Chi vuole partecipare al pellegrinaggio deve prenotarsi entro la metà di luglio, rivolgendosi in parrocchia a padre Giustino.
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| Itinerario in Chiesa |
L'EMIGRAZIONE IN ITALIA |
di Lamberto Padeletti |
| I due affreschi del Nelli, che abbiamo scelto, raffigurano la parentesi romana di Agostino. All'età di 29 anni questo giovane africano decide di andare a Roma per insegnare retorica lasciando a Tagaste sua madre. A Roma viene ospitato da un suo amico manicheo e qui apre una scuola di retorica e si dedica all'in-segnamento. In questo periodo contrae una brutta malattia ed è molto interessante sentire nelle Confessioni il suo ricordo e la rilettura di quell'episodio anni dopo: “Col crescere della febbre ben presto fui lì lì per andarmene e andarmene in perdizione. Mia madre, pur ignara del mio male, tuttavia pregava, da lontano, per me; e Tu, dovunque presente, dov'era lei la esaudivi e dov'ero io ti impietosivi di me a tal punto da farmi recuperare la salute del corpo benché fossi ancora malsano nel cuore sacrilego” (Conf. V, 9). In questa sua permanenza a Roma Agostino continua ostinato la sua personale ricerca della Verità ed, a contatto con gli ambienti manichei romani, comincia ad avvertire i limiti e le contraddizioni di quella dottrina. |
| Succede in Parrocchia |
"LEGGIAMO LA BIBBIA" |
di Maria Bonella De Santis |
| In una parrocchia sempre attiva e animata come questa di Sant’Agostino, non poteva mancare una lettura guidata e approfondita della Bibbia. Tale iniziativa, che va avanti da tre anni, comincia in ottobre e si conclude a fine giugno. Gli obiettivi prefissati per quest'anno erano quelli di far conoscere e apprezzare, con l'aiuto del sacerdote, almeno i primi due libri del Pentateuco: Genesi ed Esodo. Non è stato semplice l'approccio a testi così complessi e articolati, ma il gruppo che ha seguito costantemente gli incontri settimanali ha partecipato al progetto con grande rispetto e convinzione, al fine di recepire, attraverso la conoscenza dei contenuti, il messaggio di salvezza. Sorprendenti si sono rivelati i numerosi richiami e rimandi, che concorrono a dare un'idea più chiara e consapevole del progressivo rivelarsi del progetto di Dio. Più evidente si è mostrato quanto risulti forte e indissolubile il legame tra Antico e Nuovo Testamento, quanto ogni passaggio sia anticipazione o compimento di altro che avverrà o che è avvenuto. Gli interrogativi emersi hanno costituito lo spunto per fugare dubbi e far acquisire maggior consapevolezza su verità di fede, al di fuori di stereotipi o pregiudizi. Il libro sacro, composto in un contesto lontano dal nostro mondo, in una civiltà che ci appare arcaica, una volta compreso nella sua autenticità, diventa familiare e attuale.
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| Esperienze di vita |
La
nostra perla preziosa: |
di Margherita Farinelli e |
| Sono sposata con Mauro da 13 anni. Le nostre storie
si sono incontrate un giorno quando lui mi ha telefonato dicendomi di
essere un ragazzo non vedente che risiedeva in una frazione poco distante
dalla mia e che, avendo sentito parlare di me tramite un suo caro amico,
avrebbe desiderato conoscermi. Ma che cosa poteva volere da me? Avevo
allora 23 anni e Mauro 28. Lavoravo con soddisfazione e interesse come
impiegata addetta alla contabilità e, nel tempo libero, approfondivo i
miei studi. Mi piaceva anche il divertimento, soprattutto il ballo, il
rumore e le luci della discoteca che frequentavo spesso e dove non perdevo
occasione per allacciare nuove amicizie. Andavo anche regolarmente alla
Santa Messa ma forse, appagata dalle cose che mi riempivano la vita, non
prestavo troppa attenzione al gesto che compivo. Mauro invece già stava
cercando una nuova dimensione della sua vita illuminata dalla fede. Prima
ancora di incontrarlo mi parlava di lui e del suo incontro con Gesù,
avvenuto grazie alla scoperta di Santa Rita da Cascia, e della profonda
amicizia che nel frattempo era nata con i padri agostiniani e le monache
del monastero di Cascia. Mi scriveva anche lettere utilizzando brani della
Parola di Dio, accompagnate da stupendi mazzetti di rose rosse, bianche e
di mimose brillanti e margherite. Anche a me, come ai discepoli di Emmaus,
ardeva il cuore nel petto mentre mi parlava della parola di Gesù. Nel
mese di maggio, mese di Maria, di Santa Rita e delle rose, dopo non poche
resistenze da parte mia, siamo riusciti a incontrarci. Abbiamo cominciato
insieme un cammino bello di conoscenza reciproca e di approfondimento
della fede; ci recavamo spesso in pellegrinaggio a Cascia e, all'ombra
della Santa degli impossibili, ci siamo affidati alla preghiera delle
monache e alla guida spirituale di alcuni padri agostiniani. Con Mauro
stavo scoprendo il volto di Gesù, di un Gesù che già abitava nel mio
cuore e che fino a quel momento era rimasto nascosto. Forse avevo trovato
la perla preziosa che Dio voleva donarmi e che fino a quel momento avevo
cercato in un campo che non poteva regalarmela. Nell'amore che questo
ragazzo cieco mi offriva riuscivo a leggere un progetto di amore per me;
mi accorgevo che senza di lui non potevo più far nulla. Per grazia di Dio
e di Maria santissima abbiamo celebrato il nostro matrimonio nella stessa
basilica di santa Rita in Cascia. Siccome le rose più belle sbocciano in
mezzo alle spine, anche il nostro cammino di coppia non è stato privo di
ostacoli e di difficoltà, ma confidando in Gesù e Maria, sempre con il
conforto e la preghiera di tante anime buone e con tanta buona volontà,
siamo riusciti a superarle. C'è il rischio che la vita quotidiana possa
far perdere di vista il progetto autentico di Dio; noi ci sforziamo di
seguirlo condividendo sempre insieme tutte le esperienze, non ultime
quelle spirituali e lavorative. Siano rese grazie a Dio per tutti i segni di amore e benedizione che ci dona. |
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Gli SMS della fede |
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a cura di Fabio Vantaggi |
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L'umiltà, la carità, la modestia |