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Febbraio 2005 - n. 8 |
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La parola al Parroco |
di Padre Mario - parroco |
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Carissimi, Vi saluto con grande affetto, gioia e riconoscenza. Mi ha entusiasmato la vostra ottima accoglienza come parroco e soprattutto la vostra collaborazione. Anche se le realtà sono tante (e a volte, non ve lo nascondo, provo un certo senso di smarrimento di fronte alle tante cose da fare) sento forte la vostra presenza. Cristo mi dice:
“Non temere ...non aver paura! Vedi quante persone di buona volontà ti sono vicine e vogliono aiutarti? Ho riversato su di loro la forza del mio Spirito”.E' il tipo di comunità che sogno: una comunità veramente animata dallo Spirito Santo, impegnata a costruire una vera comunione, che testimonia la carità.
Sono contento. I vari gruppi funzionano abbastanza bene: noto tanta buona volontà. Ammiro il lavoro dei ministri dell'Eucaristia: bello il loro rapporto con gli anziani, con gli ammalati.
Ammiro il gruppo “Caritas”. La pazienza, l'ascolto-accoglienza, la preoccupazione per aiutare i nostri fratelli extracomunitari. Ammiro la tanta buona volontà e impegno dei catechisti nell'aiutare i bambini sulla via della fede. Lodo i gruppi impegnati a promuovere la spiritualità familiare ecc.. |
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Una storia per pensare |
di Padre Antonio Menichetti |
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Una donna semplice e buona si perse in una foresta. Al tramonto si accorse di non avere con sé il libro delle preghiere. Allora si rivolse a Dio così: “ Mio Signore, ho dimenticato il libro delle orazioni ed ho una memoria così debole da non essere capace di pregare bene e in modo a te gradito. Eppure, tu conosci tutte le preghiere degli uomini. Allora io ti recito le lettere dell'alfabeto e tu le ordinerai così da comporsi in preghiere”. Dio disse tra sé:
”Questa è l'orazione più preziosa che oggi sia salita al cielo”. Questa bella parabola è una celebrazione dei puri di cuore, che lodano Dio in semplicità e umiltà. Spesso “i teologi” sono tentati di guardare col sopracciglio alzato la persona che corre in chiesa ad accendere una candela, che ripete le preghiere dell'infanzia, che sa solo lamentarsi con Dio, e non sa cosa sia la contemplazione, l'inno di lode e la dossologia. Certamente dobbiamo educare i fedeli a una preghiera più matura e corretta teologicamente; dobbiamo esigere che la liturgia sia il culmine della pietà e far scoprire i tesori dell'orazione ecclesiale. Tuttavia non dobbiamo dimenticare che Dio va dritto ai cuori e sa cogliere anche il respiro di fede di un uomo, di una donna che dicono a lui l'alfabeto della loro fiducia. Tutti dobbiamo imparare a lasciare nella nostra anima una piccola oasi ove possa respirare e giocare la nostra infanzia spirituale che si abbandona con spontaneità e schiettezza a Dio, come un bimbo svezzato in braccio a sua madre. |
| L'angolo della Parola |
Il vero significato del servizio |
di
suor Renata Stefania |
| “Mentre cenavano, Gesù si alzò da tavola, depose le vesti e, preso un asciugatoio, se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell'acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l'asciugatoio di cui si era cinto. Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: "Signore, tu lavi i piedi a me?". Rispose Gesù: "Quello che io faccio, tu ora non lo capisci, ma lo capirai dopo". Gli disse Simon Pietro: "Non mi laverai mai i piedi!". Gli rispose Gesù: "Se non ti laverò, non avrai parte con me". Gli disse Simon Pietro: "Signore, non solo i piedi, ma anche le mani e il capo!". Soggiunse Gesù: "Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto mondo; e voi siete mondi, ma non tutti". Quando dunque ebbe lavato loro i piedi e riprese le vesti, sedette di nuovo e disse loro: "Sapete ciò che vi ho fatto? Voi mi chiamate Maestro e Signore e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri. Vi ho dato infatti l'esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi”. (Vangelo di Giovanni 13, 1-15) Una grande solennità e importanza viene attribuita dal discepolo amato al gesto del Maestro, per descrivere il quale Giovanni usa sette verbi. Pare di vedere i suoi occhi grandi, occhi che mai potranno dimenticare ciò che hanno veduto… di sentire sulla pelle la pressione di quel silenzio che travolse i dodici, silenzio in cui tuonò la domanda: “sapete ciò che vi ho fatto?”. Che cosa significa lavare i piedi? A Pietro titubante viene detto: “se non ti laverò, non avrai parte con me”. Quasi l'eco delle parole rivolte a Nicodemo: “se uno non nasce da acqua e da Spirito, non può entrare nel regno di Dio”
(Gv 3, 5). Rinascere dall'alto, da acqua e da Spirito, si esprime qui con il lasciarsi lavare i piedi dal Signore e Maestro, o, con altre parole, accettare un Maestro e Signore che lava i piedi, accogliere un Dio che ti salva nell'umiltà, nell'annientamento della Croce. Lavare i piedi e donare la vita sembrano coincidere nella |
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Solidali con il sud-est asiatico |
dalla Redazione |
| L'evento |
Conosciamo il nuovo vescovo |
di Luigi Girlanda |
| Siamo andati ad incontrare il nuovo vescovo di Gubbio, monsignor Mario
Ceccobelli. Ci ha accolto nel suo ufficio di Vicario Generale della diocesi di Perugia. Mancavano pochi giorni alla sua ordinazione episcopale e al suo ingresso nella diocesi di Gubbio… Monsignore, qual è il suo stato d'animo di fronte a un avvenimento così grande nella vita di un sacerdote? “Si avverte una grande confusione. Sono realtà a cui un sacerdote non pensa mai. Si crede sempre che a noi non potrà mai accadere. Da un lato c'è grande soddisfazione e gioia. Quella voce di Gesù che chiamò i dodici arriva fino a te e avverti che nel suo sguardo c'eri anche tu. Ci si sente amati di un amore speciale. Nello stesso tempo, però, si avverte il sentimento di grande responsabilità di essere chiamati a testimoniare il Regno. Risuonano alla mente le parole di Cristo: amatevi come io vi ho amati. C'è un impegno ulteriore a donare tutta la propria vita. Ci sono poi tutta una serie di cose a cui un sacerdote non pensa mai, come ad esempio il dover preparare uno stemma episcopale”. Nel suo stemma compaiono, tra le altre cose, i ceri di Gubbio. Una scelta che nessun vescovo aveva mai fatto in tutta la storia della diocesi… “Mi è sembrato naturale far riferimento a un simbolo così importante per la città. Nello stemma ci sono anche le mie radici, rappresentate dalla torre simbolo di Marsciano dove sono nato. Ho voluto rappresentare il mio luogo di provenienza e quello in cui sono chiamato a vivere. Da dove vengo e dove vado. Compaiono inoltre altri simboli per me molto importanti. Una linea orizzontale di color oro che rappresenta Cristo stesso, la Via per eccellenza e i santi Ubaldo e Francesco”.Sant'Ubaldo è un punto di riferimento fondamentale per gli eugubini. Cosa si prova ad essere il suo 59° successore? “Gli eugubini mi hanno già riempito di materiale su sant'Ubaldo, a riprova che per loro è fondamentale che io mi accosti nel miglior modo possibile a questo grande testimone di fede. Da parte mia, appena venuto a conoscenza della nomina ho cominciato ad affidarmi a lui. Porto sempre addosso il 'berrettino di sant'Ubaldo', che mi è stato regalato da monsignor Bottaccioli alla mia prima visita al santuario di Gubbio. E' chiaro poi che si avverte un profondo senso di responsabilità”. ![]() Cosa si aspetta in questo suo nuovo delicato ministero di pastore della chiesa eugubina? “Nel mio stemma episcopale ho voluto scrivere una frase della preghiera che ci ha insegnato Gesù: venga il tuo regno. Un regno di pace, di giustizia e di amore. Mi aspetto che gli eugubini accolgano la Parola del Signore e si avvicinino a lui. Voglio essere a Gubbio con lo spirito di Giovanni Battista, colui che indica Gesù come il Salvatore”. Qual è a suo avviso il ruolo della chiesa nella società di oggi? “La chiesa deve essere aperta alla collaborazione con tutti. Da questo punto di vista devo confessare che mi ha fatto molto piacere ricevere tanti attestati di disponibilità al dialogo da parte delle istituzioni. La chiesa vive dentro la società fatta dagli uomini. E' in questo ambiente che essa deve innestare il fermento del vangelo e dare una forte testimonianza di vita. I cristiani oggi sono chiamati ad andare controcorrente, perché la nostra società più che atea è diventata pagana. Gli idoli hanno preso il cuore dell'uomo. Non bisogna però lamentarsi, consapevoli che anche i primi cristiani hanno annunciato il vangelo in una società pagana”. A Gubbio esistono esperienze forti di catechesi, pensiamo al cammino neocatecumenale o al gruppo biblico e alla catechesi degli adulti settimanale nella nostra parrocchia. In che rapporto stanno a suo avviso testimonianza di vita e catechesi? “Sono strettamente correlate. Bisogna tornare all'annuncio delle più elementari verità della fede, a ciò che i primi cristiani chiamavano kerygma, cioè un messaggio breve e incisivo che suscita la fede. Poi, se si è aperti alla grazia di Dio, ci si incammina in un itinerario sempre più approfondito e maturo. I movimenti nella chiesa sono tornati proprio a questo. Io ammiro molto esperienze come quelle che lei citava. A Perugia seguivo una comunità del cammino neocatecumenale e ho visto che questo tipo di esperienza propone un itinerario di fede completo. C'è bisogno di questo nella chiesa di oggi”. |
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Il corso per fidanzati |
a cura delle coppie animatrici |
| Diciotto coppie hanno cominciato lunedì 10 Gennaio l’itinerario di fede in preparazione al matrimonio cristiano. Essere coppie animatrici di tali incontri vuol dire per noi riscoprire ogni volta la nostra vocazione e diventare sempre più consapevoli della nostra realtà: siamo stati scelti e chiamati da Dio (al matrimonio) per essere immagine del Suo amore. Il nostro Dio, che non è solitario ma comunione di vita e di amore di tre Persone (Padre, Figlio e Spirito Santo), chiama tutti gli sposi a essere segno di tale amore e comunione nel mondo. Si, la nostra vita parla di Lui, non perché ne siamo capaci, ma per un misterioso Suo disegno. E quanto più sperimentiamo la nostra debolezza con la fatica e i fallimenti di ogni giorno, tanto più possiamo sperimentare la gratuità del Suo amore e la Sua fiducia nei nostri confronti. Quello che vogliamo dire ai fidanzati che si preparano a sposarsi in Chiesa, è che nel matrimonio cristiano, insieme agli impegni comuni a tutti, ci sono una gioia e una speranza in più: possiamo contare sulla fedeltà di Dio prima che sulla nostra e al di là della nostra. Durante i 13 incontri i fidanzati sono guidati a riscoprire la loro fede; a comprendere che il matrimonio è un sacramento e cosa ciò significa; a capire il valore e la necessità del dialogo per vivere in sintonia; a considerare la sessualità un dono di Dio, gioioso e prezioso, e a valutare la responsabilità della maternità e paternità che da essa derivano; a guardare concretamente alle esigenze della società in cui viviamo; a essere consapevoli della decisione che stanno prendendo; a vedere le ricchezze della celebrazione liturgica e infine ad accogliere il perdono di Dio sulla nostra vita, perché Dio non ci abbandona, ma ci accoglie come siamo, dandoci la possibilità e la capacità di diventare migliori. E’ bello vedere tanta ricchezza nei fidanzati e anche tanta apertura e disponibilità, insieme al desiderio di conoscere in modo profondo cosa la Chiesa dice e soprattutto perché lo dice. Da tre anni ci sono infatti coppie che, al termine di ogni corso, decidono di continuare a incontrarsi anche dopo il matrimonio, perché la ricchezza ricevuta non si perda, ma continui a portare frutto.
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Esperienze di vita |
Cartoni animati e New Age |
di Roberta Albo Rizzi |
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I giovani e la Chiesa |
di Elisabetta Farneti e |
| Che cosa pensiamo noi giovani della Chiesa? Ce ne sentiamo parte? Che rapporto abbiamo con essa? Condividiamo la sua dottrina e i suoi principi? Abbiamo cercato di capire l'opinione dei ragazzi in merito a questi argomenti, parlandone con i nostri coetanei. La maggior parte di noi non ha un'opinione ben precisa e nutre indifferenza, forse perché ritiene che la Chiesa sia una realtà scontata, che esiste da sempre e che non li coinvolge concretamente. I più frequentano la Chiesa per abitudine piuttosto che per scelta consapevole, tutti hanno ricevuto i sacramenti, ma dopo la Cresima una ristretta minoranza di noi continua a frequentare l'ambiente parrocchiale. Fra coloro che invece prendono posizione c'è chi ha un atteggiamento ostile e critico nei confronti della Chiesa; c'è persino chi sostiene che essa sia una grande e potente multinazionale che ha sempre cercato di mantenere un'influenza politica in Italia e in Europa attraverso l'acquisizione di territori e l'imposizione di dictat e dogmi religiosi su questioni che non hanno alcuna relazione con gli insegnamenti di Gesù Cristo. Questa è la posizione di chi non si sente parte integrante della Chiesa come istituzione, ma ricerca un rapporto diretto e personale con il Vangelo in quanto fonte di principi validi per orientare la vita quotidiana. Un'opinione ben diversa, forse perché più vicina alla verità della Chiesa, è quella di chi ritiene che essa sia la più grande istituzione nelle mani dell'uomo, che, al contrario di quelle da lui fondate, rimarrà solida per sempre perché creata da Dio. Tra gli altri c'è anche chi reputa che la Chiesa sia una realtà vicina ed accessibile, un luogo non lontano dalla propria vita, ma anzi un luogo di incontro, di amicizia con Dio, ma anche con altri ragazzi nel condividere esperienze significative, formative e divertenti. |
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Pensieri in libertà |
dalla Redazione |
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La guerra e la pace cominciano nelle nostre case. Se desideriamo davvero la pace mondiale, cominciamo ad amarci gli uni gli altri all’interno delle nostre famiglie. |
| Gli SMS della fede |
a cura di Fabio Vantaggi |
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Ciò che conta |
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