Maggio 2005 - n. 9


Don Luigi Giussani

Speciale Referendum: La vita non è un gioco...

Speciale Referendum: No al metodo, no ai contenuti

Speciale Referendum: I referendum

Speciale Referendum: Prima della Legge 40/2004

Speciale Referendum: Difendi la legge che tutela la vita

Speciale Referendum: Giovanni Paolo II sulla difesa della vita

Tour in Chiesa: L'esperienza milanese

Pensieri in libertà

Gli SMS della fede


  scarica il numero 9 in formato pdf


  

  

  

   

Don Luigi Giussani

di Sonia Petrini

Il 22 febbraio è morto a Milano monsignor Luigi Giussani, conosciuto come fondatore di Comunione e Liberazione, movimento che ha coinvolto la mia persona nel 1986 riavvicinandomi alla fede.
L'ho incontrato a tu per tu solo una volta, era il 1989, a Colvalenza dove stava tenendo gli esercizi spirituali per i sacerdoti. Su richiesta di una amica comune aveva accettato di conoscere la nascente comunità di Gubbio. Ero emozionata, felice, capivo di avere vicino qualcuno di speciale ma non sapevo ancora quanto poteva esserlo.
Ci parlò di Cristo vivo, del valore della vita, della grandezza del cristianesimo e lodò la nostra città perché anche le sue pietre parlavano della gloria di Dio incarnato.
Ma il mio rapporto con don Giussani è diventato più incisivo, più profondo, più familiare seguendo il movimento che lui ha fondato 50 anni fa e fattomi incontrare dalla testimonianza di una prof. da allora diventata mia cara amica.
La lettura dei suoi testi, la partecipazione agli esercizi spirituali tenuti fino a pochi anni fa da lui, mi hanno testimoniato la cosa per cui viveva e per cui vale la pena vivere: Gesù Cristo
Il papa nel messaggio inviato al suo funerale ha riassunto così il suo servizio alla Chiesa: “…L'intera sua azione apostolica si potrebbe riassumere nell'invito franco e deciso, che egli sapeva rivolgere a quanti lo avvicinavano, ad un personale incontro con Cristo, piena e definitiva risposta alle attese più profonde del cuore umano”
Ma la cosa che sempre mi ha colpito di quest'uomo, molto colto ma anche molto semplice, era la capacità di rivolgersi a me, al mio io desideroso di giustizia, di verità, di bellezza, di certezze mentre sono immersa dentro alle pagine di un libro o tra 10 - 12 mila partecipanti agli esercizi. 
Il suo era uno sguardo, anche se proveniente da uno schermo, dritto al cuore che ti metteva teneramente a confronto con te stesso e con la realtà.
Il suo amico Carron al funerale lo ha descritto usando queste parole affermando che mai nessuno lo potrà mai dimenticare: “…Quello sguardo attraverso cui ci siamo sentiti guardati da Gesù. Sì, perché è proprio Lui, Gesù, a dar forma allo sguardo con cui ci siamo sentiti guardati da te.”.
È per questo che anche io, come chi lo ha conosciuto personalmente, posso dire che è per me padre perché attraverso il suo carisma ha generato in me una vita nuova: mi ha insegnato a conoscere e amare Gesù e la Chiesa. Non si è però limitato a discorsi interessanti ma ha dato testimonianza di un incontro possibile qui ed ora con Cristo invitandomi ad aderire alla sua proposta per verificarne il valore. La sua morte, ha messo dentro di me il desiderio ancora più vivo di tenere lo sguardo e il cuore fissi verso Gesù perché so che nulla è perduto e tutto trova compimento nel luogo dove don Giussani ora vive in eterno. Lo so perché, attraverso la sequela del movimento di Comunione e Liberazione che è “una compagnia guidata al destino dentro al grande alveo della vita della Chiesa.” (Don Giussani) sto sperimentando il centuplo quaggiù .

Per conoscere altre notizie su don Giussani e CL si può consultare il sito: www.comunioneliberazione.org o richiedere alla comunità di Gubbio copie della rivista “Tracce” del mese di Marzo 2005 (rif. Frati Andrea)


 

   

Speciale referendum 

La vita non è un gioco, non può essere messa ai voti

di Mario Franceschetti

Ci sono principi fondamentali ai quali ogni uomo di qualsiasi convincimento ideologico, politico e culturale dovrebbe fare riferimento nella propria esistenza. Ma oggi, come del resto in ogni epoca passata, la verità ed i principi vengono manipolati secondo l’interesse del singolo, di classi sociali, di ideologie e di mode.
Oggi si ripete il carosello di sempre con il referendum del 12 e 13 giugno che vuol modificare in quattro punti la Legge 40/2004 sulla procreazione medicalmente assistita (PMA). 
Vorrei chiarire che la legge regolamenta la fecondazione artificiale, non vietandola, ma stabilendo alcuni limiti, dato che da anni è una pratica largamente diffusa anche in Italia.
Nonostante questo, non si pensi che sia una “legge cattolica”, non fosse altro perché, contrastando con l’insegnamento del Magistero cattolico, legalizza una tecnica che sostituisce l’atto coniugale.
Inoltre, non è un “metodo terapeutico”, come la legge afferma, infatti non cura la sterilità e l’infertilità.
L’embrione è vita, il principio di ognuno di noi, è il bambino appena concepito, ha un’anima e pertanto ha il diritto di vivere come tutti gli altri uomini. La legge stessa, all’art.1, nomina l’embrione umano come soggetto titolare di diritto, anche se poi questo principio viene in parte contraddetto negli articoli successivi che sanciscono comunque la possibilità di abortire in forza della L.194/78.
Le coppie che non riescono ad avere figli devono essere aiutate e non abbandonate presso quei centri per la fecondazione i quali non informano sulle limitate possibilità di successo della tecnica, infatti solo il 15-20% delle coppie che entra in quei centri esce con un bambino in braccio, ingannate dal silenzio sulla sorte di decine di figli concepiti e condannati a morte certa.
Nelle pagine che seguono riportiamo in sintesi i contenuti dei quesiti referendari e la gravità della loro portata (ndr).
Vorrei concludere queste brevi riflessioni sul problema con le parole dell’Arcivescovo Elio Sgreccia, Presidente della Pontificia Accademia per la Vita, il quale sostiene che: “Il momento storico che stiamo attraversando è uno di quelli che richiede di schierarsi, di dire con chiarezza se l’uomo è dove lui ‘dice’ di essere o, piuttosto, dove lo vogliamo collocare noi. Non ci si può nascondere o evadere dal VERO per realizzare progetti che soddisfino interessi di parte. Occorre il coraggio di schierarsi dalla parte del ‘NON VOTO’, ossia dell’uomo e della vita nascente”.


 

   
Speciale referendum 

No al metodo
No ai contenuti

Il Comitato “Scienza & vita” dice NO all’uso stesso dei referendum su materie che sono decisive per il futuro dell’uomo.
Non andremo a votare, perchè:
- Il “non voto” è espressamente previsto dal legislatore. Perché un referendum sia valido, si richiede la partecipazione della maggioranza degli aventi diritto. Si vuole infatti evitare di peggiorare la legge, che è già espressione della sovranità popolare. Ai promotori del referendum spetta “l’onere della prova”: dimostrare che nel Paese esiste una maggioranza di cittadini contrari alla legge.
- Il “non voto”, come è già accaduto in passato, è una modalità consapevole per manifestare la propria contrarietà ai quesiti proposti. Inoltre, far mancare il numero legale è prassi normale anche in parlamento.
- La legge 40/2004, pur imperfetta, è condivisibile nei suoi principi; è frutto di un lungo e approfondito lavoro parlamentare.
- Lo strumento del referendum è inadeguato per intervenire su questioni complesse e finisce per banalizzarle.
- I quesiti referendari, per i quali sono state raccolte le firme, sono ingannevoli: fanno intravedere, tra l’altro, la possibilità di terapie per le quali non esistono neppure le premesse o si dichiarano a favore della salute della donna, mentre produrrebbero l’effetto contrario.
Non è vero che la legge:
è contro la ricerca scientifica, è contro la donna e la sua salute.
Ciascun referendum propone uno stravolgimento radicale in quanto vuole eliminare alcuni punti decisivi dell’attuale legge. A questo tentativo il Comitato “Scienza & vita” dice NO. Si pone l’obiettivo di divulgare e rendere fruibili tutte le informazioni inerenti al referendum e ai suoi quesiti. Dà sostegno a quanti, nel rispetto della vita, intendono difenderla.


 

   
Speciale referendum 

I referendum

a cura del
Comitato Scienza & Vita

1. La legge 40 promuove la ricerca nel rispetto della vita
Il primo referendum è stato presentato .dai promotori: “per consentire nuove cure per malattie come l’Alzheimer, il Parkinson, la sclerosi, il diabete, le cardiopatie, i tumori”: in realtà il referendum vuole introdurre la possibilità di produrre embrioni in numero superiore a quelli che verranno impiantati e di conseguenza il loro congelamento. Sugli embrioni soprannumerari si vogliono fare sperimentazioni distruttive e il referendum intende consentire anche la clonazione. La raccolta delle firme è stata effettuata partendo da un presupposto errato (possibilità di nuove cure) . Oggi non esiste in tutto il mondo un solo esempio di malattia guarita usando le cellule staminali estratte dall’embrione. Inoltre, negli esperimenti su animali, le cellule staminali embrionali si sono rivelate tendenziamente cancerogene.
Le uniche terapie oggi esistenti, basate sulle cellule staminali, riguardano solo le cellule provenienti dagli adulti e dal cordone ombelicale. . Non c’è necessità di distruggere gli embrioni per ottenere nuove cure.
L’approvazione di questo referendum sposterebbe ingenti risorse intellettuali ed economiche distogliendole da ricerche che hanno già portato risultati clinicamente significativi.

2. La legge 40 tutela la salute della donna e dell'embrione
Il secondo referendum è stato presentato dai promotori .affermando che esso è “per la tutela della salute della donna”. 
IN REALTÀ IL REFERENDUM VUOLE CHE:
- alla fecondazione artificiale si possa ricorrere anche se non c’è la prova della sterilità nella coppia e senza aver prima effettuato le altre cure di cui oggi la scienza dispone;
- sia tolto il principio di gradualità nell’uso delle tecniche; 
- sia possibile la selezione degli embrioni;
- si possa generare in una sola volta un numero illimitato di embrioni;
- sia permesso il congelamento degli embrioni.
Anche questo referendum vuole consentire la distruzione volontaria e diretta degli embrioni. In particolare, i promotori affermano che la loro selezione è indispensabile per eliminare gli embrioni malati, ma
NON DICONO CHE:
- le malattie geneticamente individuabili sono una percentuale minima e l’esame (diagnosi pre-impianto) risulta largamente inefficace;
- la diagnosi pre-impianto non è la tecnica di prima scelta per il controllo delle malattie genetiche;
- l’esame stesso può mettere a rischio la sopravvivenza dell’embrione;
- la diagnosi pre-impianto comporta un’alta percentuale di errori.
Pertanto, per sapere se un figlio concepito in provetta è portatore di una malattia ereditaria, si utilizza una tecnica che porta alla distruzione di embrioni sani.
Questi sono i motivi per cui la legge attuale non autorizza la diagnosi pre-impianto.

3. La legge 40 difende i diritti dei figli e dei genitori
Questo referendum è stato presentato dai promotori “per l’autodeterminazione e la tutela della salute della donna” ed è identico al quesito precedente e in aggiunta chiede l’eliminazione dell’articolo 1, comma 1 della legge 40/2004, che riconosce i diritti di tutti i soggetti coinvolti, compreso il concepito. 
Questa modifica disconosce non solo i diritti dell’embrione, ma anche quelli degli aspiranti genitori. 
Il titolo scelto dai promotori non è sincero infatti identifica “l’autodeterminazione” con la volubilità della coppia, che, in questo modo, viene del tutto deresponsabilizzata.
La legge in vigore, in realtà, non costringe la donna a ricevere l’embrione. Si limita a dire che non è cosa giusta rifiutarlo, dopo averlo a lungo cercato e lo si è programmato valutando tutte le circostanze (consenso informato).

4. La legge 40 garantisce genitori certi
Il quarto referendum, denominato dai firmatari “per la .fecondazione eterologa”, permetterebbe di produrre embrioni utilizzando ovuli e spermatozoi provenienti da persone estranee alla coppia.
I MOTIVI PER CUI LA LEGGE 40 VIETA QUESTA PRATICA SONO:
- il diritto del figlio di conoscere le proprie origini, condizione importante non solo per ragioni psicologiche, ma anche per ragioni mediche. La cura di certe malattie richiede la conoscenza della storia sanitaria dei propri genitori; 
- la frequente difficoltà riscontrata sia da parte del padre sia da parte della madre, di accettare una creatura che, biologicamente, è figlia solo di uno dei due. È una situazione che, spesso, crea drammatiche difficoltà nella coppia. Questi gravi problemi hanno indotto alcuni Paesi, nei quali l’eterologa era consentita, a rivedere la propria posizione, proibendola o obbligando a rendere noto il nome del donatore. Questa decisione ha provocato così la drastica diminuzione delle donazioni stesse.
- Infine, la fecondazione eterologa non può essere paragonata all’adozione: questa infatti è finalizzata a dare genitori a chi non ne ha, ponendo rimedio all’abbandono di cui un bambino è vittima. La fecondazione eterologa, invece, permetterebbe di generare un bambino che potrebbe essere figlio di 3 o addirittura 4 genitori.


 

   
Speciale referendum 

Prima della Legge 40/2004

a cura del
Comitato Scienza & Vita

PRIMA DELLA LEGGE la donna veniva sottoposta a un bombardamento ormonale tale da farle produrre una grande quantità di ovuli che venivano tutti fecondati. Gli embrioni così ottenuti venivano congelati e impiantati nella donna a più riprese. Gli embrioni avanzati venivano utilizzati per la sperimentazione o addirittura eliminati, nonostante la scienza e il buon senso affermino che l’embrione fin dal concepimento è già un essere umano. Noi tutti infatti diciamo: “aspettiamo un bambino” anche quando l’embrione è grande quanto la punta di uno spillo.
OGGI, LA LEGGE permette di realizzare al massimo tre embrioni, da impiantare subito nella donna, evitando così il congelamento e la produzione di embrioni in soprannumero. La legge stabilisce che tutti e tre hanno diritto alla vita e che nessuno di essi può essere eliminato. Anche la salute della donna è maggiormente rispettata, perché la legge impone ai medici di intervenire con gradualità e in modo meno aggressivo.
PRIMA DELLA LEGGE potevano accedere alle tecniche di procreazione artificiale anche donne anziane (le mamme-nonne), ed era possibile condurre gravidanze per conto di altri (uteri in affitto).
OGGI, LA LEGGE consente la procreazione artificiale solo a coppie di adulti sposati o conviventi, di sesso diverso, entrambi viventi, in età potenzialmente fertile.
PRIMA DELLA LEGGE era possibile produrre embrioni utilizzando ovuli e spermatozoi provenienti da persone estranee alla coppia e che rimanevano anonime.
OGGI, LA LEGGE consente di produrre embrioni esclusivamente con gameti appartenenti alla coppia degli aspiranti genitori, garantendo al bambino genitori certi e conosciuti; rafforzando il legame di coppia, con un figlio che è tale non solo legalmente, ma anche biologicamente.


   

    
Speciale referendum 

Difendi la legge che tutela la vita

a cura del
Comitato Scienza & Vita

In vista del referendum che vuole modificare alcuni punti essenziali della Legge 40/2004 sulla Procreazione Medicalmente Assistita (PMA), è nato il Comitato “Scienza & vita”. Vi hanno aderito 121 personalità del mondo scientifico, culturale, professionale, politico e associativo, credenti e non credenti, accomunate dalla volontà di impedire il peggioramento della legge 40. Questa legge è frutto di un lungo e paziente lavoro parlamentare sostenuto dall’impegno di migliaia di cittadini, scienziati, esperti ed associazioni. Essa favorisce differenti terapie per curare la sterilità e l’infertilità della coppia prima di ricorrere alla PMA; consente, laddove ogni tipo di cura sia risultata inutile, la Procreazione Medicalmente Assistita. Infine si preoccupa di tutelare i diritti degli aspiranti genitori, del concepito e la salute della donna. Oggi i sostenitori del referendum intendono stravolgere la legge 40. Il Comitato “Scienza & vita”, invece, la vuole difendere perché possa essere pienamente attuata. Per tale ragione suggerisce di non andare a votare.


    

   
Speciale referendum 

Giovanni Paolo II 
sulla difesa della vita

dall'Enciclica
"Evangelium vitae"

Con l'autorità che Cristo ha conferito a Pietro e ai suoi Successori, in comunione con i Vescovi che a varie riprese hanno condannato l'aborto e che, pur dispersi per il mondo, hanno unanimemente consentito circa questa dottrina dichiaro che l'aborto diretto, cioè voluto come fine o come mezzo, costituisce sempre un disordine morale grave, in quanto uccisione deliberata di un essere umano innocente. Tale dottrina è fondata sulla legge naturale e sulla Parola di Dio scritta, è trasmessa dalla Tradizione della Chiesa ed insegnata dal Magistero ordinario e universale. Nessuna circostanza, nessuna finalità, nessuna legge al mondo potrà mai rendere lecito un atto che è intrinsecamente illecito, perché contrario alla Legge di Dio, scritta nel cuore di ogni uomo, riconoscibile dalla ragione stessa, e proclamata dalla Chiesa.
La valutazione morale dell'aborto è da applicare anche alle recenti forme di intervento sugli embrioni umani che, pur mirando a scopi in sé legittimi, ne comportano inevitabilmente l'uccisione. È il caso della sperimentazione sugli embrioni, in crescente espansione nel campo della ricerca biomedica e legalmente ammessa in alcuni Stati. (…) L'uso degli embrioni o dei feti umani come oggetto di sperimentazione costituisce un delitto nei riguardi della loro dignità di esseri umani, che hanno diritto al medesimo rispetto dovuto al bambino già nato e ad ogni persona.
La stessa condanna morale riguarda anche il procedimento che sfrutta gli embrioni e i feti umani ancora vivi talvolta «prodotti» appositamente per questo scopo mediante la fecondazione in vitro sia come «materiale biologico» da utilizzare sia come fornitori di organi o di tessuti da trapiantare per la cura di alcune malattie. In realtà, l'uccisione di creature umane innocenti, seppure a vantaggio di altre, costituisce un atto assolutamente inaccettabile.
Una speciale attenzione deve essere riservata alla valutazione morale delle tecniche diagnostiche prenatali, che permettono di individuare precocemente eventuali anomalie del nascituro. Quando sono esenti da rischi sproporzionati per il bambino e per la madre e sono ordinate a rendere possibile una terapia precoce o anche a favorire una serena e consapevole accettazione del nascituro, queste tecniche sono moralmente lecite. Dal momento però che le possibilità di cura prima della nascita sono oggi ancora ridotte, accade non poche volte che queste tecniche siano messe al servizio di una mentalità eugenetica, che accetta l'aborto selettivo, per impedire la nascita di bambini affetti da vari tipi di anomalie. Una simile mentalità è ignominiosa e quanto mai riprovevole, perché pretende di misurare il valore di una vita umana soltanto secondo parametri di «normalità» e di benessere fisico, aprendo così la strada alla legittimazione anche dell'infanticidio e dell'eutanasia.

Grazie Karol per questi tuoi insegnamenti. Dal Cielo aiutaci a non dimenticare mai la verità sulla vita.


    

   

Tour in Chiesa

L'esperienza milanese

di Lamberto Padeletti

Nell'autunno del 384 Agostino da Roma si trasferisce a Milano dove assume il prestigioso incarico di maestro di retorica della corte imperiale. Nonostante fosse venuto a contatto con la Milano-bene dell'epoca, l'ambiente meneghino non lo distoglie, anzi lo stimola fortemente nel suo cammino personale di ricerca della verità.
In particolare, la comunità cattolica milanese di allora era molto vivace e visibile ed il suo vescovo Ambrogio ne era l'icona più rappresentativa.
Agostino prende a frequentare con assiduità ed a ascoltare con curiosità intellettuale le omelie e le predicazione di Ambrogio; tanto che volle far visita al prelato che lo accolse in modo cordiale e paterno. Quell'incontro nel giovane professore di retorica lasciò una profonda impressione.
Intanto, Agostino, liberatosi di fatto dalla seduzione della dottrina manichea, scopre la lettura dei testi dei filosofi platonici (Plotino) che lo invitavano a cercare la verità interiore hominis.
E' la scoperta della vita interiore, che svilupperà talmente tanto da indicarla quale vero e proprio cammino di iniziazione cristiana con la famosa frase “ rientra in te stesso”. 
Con questo input intellettuale ed esistenziale, Agostino decide di fare visita a Simpliciano, un vecchio ed apprezzato prete milanese, padre spirituale del vescovo Ambrogio.
Il colloquio con questo uomo di Dio, dice lo stesso Agostino, assume il carattere di una vera e propria confessione cioè di un'apertura totale del proprio cuore a questo prete.
In particolare, Agostino accenna a Simpliciano della sua lettura dei platonici; il vecchio prete maestro si rallegrò con lui di questo perché nei platonici si insinuava l'idea di Dio e del Verbo e gli narrò, pure, come Vittorino, pagano illustre e maestro di retorica come Agostino, si convertì al cristianesimo e volle, a suggellare questa scelta fondamentale, fare un gesto rischioso e coraggioso per quel tempo: una dichiarazione pubblica della sua professione di fede nel Dio di Gesù Cristo. L'esempio di Vittorino fece profonda impressione in Agostino.
Questi due incontri di Agostino con Ambrogio e Simpliciano, di cui a gli affreschi che oggi commentiamo, indicano una verità importante: la scoperta del Cristo si ha tramite l'insostituibile mediazione della Chiesa o, meglio, dei suoi uomini e delle sue donne.


    

   

Pensieri in libertà

dalla Redazione

Vorrei chiedere quale sorpresa ci può essere nel fatto che un laico consideri come valido in senso assoluto, come un imperativo categorico, il 'non uccidere'. E mi stupisco a mia volta che i laici lascino ai credenti il privilegio e l'onore di affermare che non si deve uccidere.
Norberto Bobbio


Ci sono mille buoni motivi per spiegare perché sono cattolico. Ma tutti si riconducono ad un unico motivo di fondo: il cattolicesimo è vero!
Gilbert Keith Chesterton

Non sto nella chiesa per le mie idee, ma perché la chiesa possiede i sacramenti. Se ne uscissi chi mi darebbe la remissione dei miei peccati? 


   

   
Gli SMS della fede

a cura di Fabio Vantaggi

La forma più alta di carità
è quella di rendere
testimonianza
alla verità.