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Altare maggiore
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L'altare maggiore è già
ricordato in alcuni documenti del XIV secolo relativi alla cappella dei
nobili Brunamonti della Serra ai quali, fin dal 1354, i frati avevano
concesso la sepoltura in prossimità dell'altare stesso. Estinta
questa famiglia, l'onere dell'altare maggiore e della cappella principale
della chiesa passarono a Onofrio Bartolini, che dotò entrambe nel
1505. Nel 1523 gli agostiniani incaricarono Stefano di Arrigo, detto Travaglia,
e suo fratello Quirico dello spostamento dell'altare maggiore (da quanto
si capisce, nell'occasione viene portato in avanti).
Esso fu sede, a partire dal 1638, della Compagnia del Santissimo Sacramento,
ancora documentata nel 1892; nel 1651 risulta uno dei sette altari privilegiati
della chiesa.
Il 20 agosto 1854 l'altare fu consacrato, unitamente alla chiesa, dal
cardinale Giuseppe Pecci, vescovo di Gubbio.
L'originario manufatto gotico, approssimativamente databile per via stilistica
tra la fine del Duecento e l'inizio del Trecento, viene ripristinato attorno
al 1921 con la ricostruzione di dieci colonnine, comprese basi e capitelli,
e tredici archetti ad imitazione delle parti superstiti. La grande lastra
monolitica che funge da mensa è sorretta da venti colonnine perimetrali,
sulle quali si impostano altrettanti archetti trilobati, e da una colonna
centrale più grande. I lati maggiori, anteriore e posteriore, presentano
sette colonne; quelli minori cinque. L'intera struttura poggia su un basamento
lapideo. Sono originali solo gli archi posti sui lati minori.
L'altare era sormontato da un'imponente mostra lignea eseguita dai fratelli
Casali su disegno di Michele Buti fra il 1640 e il 1646, ed ora conservata
nella chiesa eugubina di Santa Maria Nuova (cfr. pp. 111-112).
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