Opere fuori contesto

 

Quadro di Sant'Orsola
(ora nella Basilica di Sant'Ubaldo di Gubbio)

Il dipinto a olio su tela raffigurante Sant'Orsola e il martirio delle sue compagne, fu realizzato da Francesco Allegrini tra il 1655 e il 1657 per la cappella della Famiglia Armanni nella chiesa eugubina di San Filippo Neri. Da lì fu rimosso dopo il 1782, e nel 1784 venne dato in custodia (assieme alle reliquie di Sant'Orsola e delle sue compagne) agli agostinia-ni, che in seguito lo sitemarono sopra la bussola della loro chiesa. Poco dopo l'Unità d'Italia la tela entrò a far parte delle collezioni comunali, per poi essere trasferita (1919) nella basilica di Sant'Ubaldo, dove tuttora si può ammirare.

 

Madonna col Bambino in trono tra i Santi Sebastiano e Rocco (ora nei depositi del Museo Comunale di Gubbio).

Era nella prima cappella a destra. Trasportata dopo il 1784 in sacrestia e conservata ora nei depositi del Museo Comunale di Gubbio. Pur non risultando firmata, si tratta di un'opera certa del pittore eugubino Benedetto Nucci, che replicò la figura della Madonna col Bambino e quella di San Sebastiano in un'altra pala da lui firmata e datata 1566, anch'essa conservata nei depositi del Museo Comunale. Evidenti risultano gli influssi, specie nella figura di San Sebastiano, di pittori fanesi come Giuliano Presutti e Bartolomeo Morganti, a riprova della formazione del Nucci in quella città.

 

 

L'ornamento ligneo dell'altare maggiore (ora in Santa Maria Nuova di Gubbio)

Al 1640 risale il contratto tra i priori e i camerlenghi della Compagnia del Santissimo Sacramento da una parte, e i fratelli Giovanni Francesco e Giacomo Casali dall'altra, per la realizzazione dell'ornamento ligneo dell'altare maggiore, su disegno del maestro pisano Michele Buti. Nel 1642, essendo sorta una vertenza tra i due fratelli, Giovanni Francesco rinuncia all'incarico in favore di Giacomo. Tre anni dopo lo stesso Giacomo si impegna a fare sei colonne non preventivate nel precedente contratto. Grazie alle informazioni ricavabili dall'inventario del 1731 circa, sappiamo che le due statue di santi ospitate nelle nicchie dell'ornamento erano quelle di Sant'Agostino e di San Guglielmo Eremita. Dietro la struttura lignea erano allora conservati due stendardi (raffiguranti Sant'Agostino e San Nicola da Tolentino) ed un leggio, posto sopra la pietra dell'altare maggiore.

 

 

 

Il tabernacolo ligneo dell'altare maggiore (ora in Santa Maria Nuova di Gubbio)

Il "baldacchino" - o meglio il tabernacolo - ligneo intagliato e dorato dovrebbe risalire alla seconda metà del Cinquecento. Nel 1577, infatti, il vescovo Mariano Savelli ordina che il tabernacolo s'indori e si foderi di drappo. Al 1583 risale invece un lascito testamentario per la costruzione del padiglione a ornamento del Santissimo Sacramento in Sant'Agostino. Il "baldacchino", in legno intagliato e dorato, ha la pianta quadrata con gli angoli smussati, ed è costituito da un tabernacolo vero e proprio collocato nella parte inferiore, mentre la parte superiore, simile a un tempietto a pianta centrale e aperto sui quattro lati, doveva servire per l'esposizione del Santissimo Sacramanto. Agli otto mensoloni a voluta della parte bassa, corrispondono sopra altrettante colonne con il fusto ricoperto da tralci di vite, le quali reggono un cornicione su cui s'imposta la cupola con copertura a scaglie e lanternino, inferiormente circondata da una balaustra.
Sulla base dei pochi documenti finora reperiti non è possibile confermare il tradizionale riferimento del manufatto all'intagliatore eugubino Faustino Maffei (altri parlano di Antonio Maffei), anche se un'attribuzione alla locale scuola lignaria della seconda metà del Cinquecento sembra essere quella più probabile.

 

La Madonna Assunta tra i Santi Agostino e Monica (ora nel Museo Comunale di Gubbio, inv. n° 5959).

Potrebbe essere questa la tavola con la "Beata Vergine,Sant'Agostino, Santa Monica" documentata nella prima metà del Settecento nella sacrestia di Sant'Agostino e con ogni probabilità proveniente dall'altare dedicato all'Assunta. La pala ci presenta la Vergine a figura stante sopra un sepolcro con l'effige del Vir doloris in un medaglione. Il dipinto di ignoto autore, si avvicina ad alcuni prodotti della scuola fabrianese della seconda metà dl Quattrocento, in specia opere attribuite ad Antonino da Fabriano.