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Mostra e cantoria dell'organo.
Angelo Morettini,organo (strumento), 1823
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Già in un testamento del 1459
si ha notizia di un organo esistente nella chiesa di Sant'Agostino. Nel
1540 sono documentati lasciti per la costruzione di un nuovo strumento.
Attorno al 1731 l'organo è per la prima volta ricordato nella posizione
in cui attualmente si trova. Sotto di esso era allora sistemato un credenzone
(poi portato in sacrestia ed ora irreperibile) dove veniva riposta la
sedia processionale dorata delle statue "della Madonna SS.ma del
Soccorso, e di S. Nicola".
Al 1784 risale il progetto, non realizzato, di ricostruzione dell'organo
e della cantoria nella parete di controfacciata, "sopra la porta
maggiore, in fondo alla chiesa". L'attuale strumento venne eseguito
nel 1823 dall'organaro perugino Angelo Morettini (come ricorda, tra l'altro,
l'incisione sulla canna centrale della mostra: "Morettini Perusini
/ MDCCCXXIII"). Costò 500 scudi e fu per la prima volta suonato
il giorno di Natale di quell'anno.
Lo strumento è sorretto da due mensoloni a voluta scanalati. Provvisto
di cantoria con parapetto in legno, diritto, del secolo XVI o XVII ineunte,
decorato con pannelli dipinti alternati a cariatidi e telamoni intagliati,
e delimitato alla sommità e alla base da cornici intagliate con
motivi di repertorio (festoni, fusaiole, linguelle). La cassa, sagomata
e dipinta, risulta visibilmente posteriore alla cantoria. La mostra è
ad una campata di 23 canne a cuspide con ali laterali ascendenti, con
bocche allineate e labbro a scudo, collocate sopra uno zoccolo in legno.
Lo strumento ha subito molte modifiche poco felici.
I pannelli posti sul parapetto (cfr. p. 82) raffigurano
sante e santi, in prevalenza dell'ordine agostiniano, alcuni dei quali
di difficile o incerta identificazione (sebbene siano state di recente
avanzate alcune proposte in
merito). Procedendo dalla sinistra si susseguono: Santa Monica, con l'abito
agostiniano completo di velo e soggolo, nonché con la croce ed
il libro in mano; Santa Caterina d'Alessandria, con la palma in mano,
la ruota dentata a fianco, la corona in testa; Santo imberbe in abito
agostiniano e in adorazione del Crocifisso, con accanto una corona ed
uno scettro; Sant'Agostino in maestà con gli attributi episcopali
ed il libro in mano; Santo agostiniano imberbe che tiene con la destra
un libro e con la sinistra uno scettro posato sopra una corona; San Nicola
da Tolentino, in abito agostiniano, con il giglio ed il libro in mano
ed il sole sul petto; Santa Chiara da Montefalco con il velo e il soggolo
bianco: con la sinistra tiene il libro, con la destra i tre globi in forma
di triangolo, il Crocifisso e i simboli della passione, suoi leggendari
attributi; Santo barbuto in abito agostiniano, con il Crocifisso in mano,
un libro sotto il gomito sinistro ed una corona ai suoi piedi.
Gli otto pannelli mostrano indubbie affinità con
opere attendibili di Virgilio Nucci. Ma resta pur sempre il sospetto che
in essi vada ravvisata, almeno parzialmente, la mano di un aiuto del pittore
eugubino, o per lo meno che la decorazione degli specchi della cantoria
rappresenti una prova di scarso impegno da parte del Nucci stesso. Saremmo
propensi a datare questi piccoli dipinti agli inizi del Seicento.
Sotto l'organo è attualmente sistemato un seggio
a tre posti, con il postergale centrale coronato dall'emblema degli agostiniani.
Sull'architrave della retrostante porticina (che ora dà accesso
ad un ripostiglio) si legge, con qualche difficoltà, un'incompleta
iscrizione ("[PA]RVVM [PARVA] DECE").
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